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INFORMAZIONI
SINTETICHE
TERRITORIO
PARROCCHIE
SCUOLE
BIBLIOTECA
UFFICI
POSTALI
FESTE,
SAGRE E TRADIZIONI
RISTORANTI
STORIA
VILLE
STORICHE E MODERNE
IL
MULINO DI PEREGALLO
LE FORNACI DI FORNACI
PER
SAPERNE DI PIU'
BIBLIOGRAFIA
SU BRIOSCO
INFORMAZIONI
SINTETICHE
Il
Comune di Briosco si trova all'estremità
settentrionale della Provincia di Milano.
Ha
una superficie di 660 ettari e una
popolazione di 5572 abitanti.
Il
municipio è in Via Roma, 4. Tel: 0362-95002
/ 958078 Fax: 0362-958620
CAP:
20040
ASL:
29
Stazioni
ferroviarie più vicine: Arosio (FNM) e
Villa Raverio (FFSS)
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TERRITORIO
Il
Comune di Briosco confina con quelli di
Giussano, Inverigo, Veduggio, Renate, Besana
in Brianza, Carate Brianza. Il territorio è
tipicamente collinare e ha le sue massime
elevazioni sulla collina di Capriano (m 327
) e sulla collina del Simonte (m 314). E'
attraversato da nord a sud dalla valle del
Lambro e dal tracciato della superstrada
Milano-Lecco-Colico.
Buona
parte del territorio comunale rientra nei
confini del Parco Regionale della Valle del
Lambro. Le aree più interessanti dal punto
di vista ambientale sono il tratto
brioschese della valle del Lambro e la valle
della Bevera, che conservano ampie zone di
verde agricolo e di boschi. L'area
boschiva più importante è quella detta
della "Gagiada", che si trova
appunto nella valle della Bevera, tra
Briosco e Capriano.
Punti
panoramici degni di attenzione si trovano
sulla collina di Capriano, sulla collina del
Simonte e presso la cascina Verana.
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PARROCCHIE
Nel
territorio comunale vi sono tre parrocchie:
quella
dei Santi Ambrogio e Vittore a
Briosco. Tel.0362-95024;
quella
di Santo Stefano a Capriano.
Tel.0362-998502;
quella
dell'Immacolata e Tre Fanciulli a
Fornaci, recentemente accorpata alla
parrocchia di Capriano. Tel.0362-95028.
Oltre
alle tre chiese parrocchiali citate, vanno
ricordate la chiesa di Santa Elisabetta a
Briosco e l'oratorio dei Morti a Capriano.
Nel
settembre 2006 le tre parrocchie sono state
accorpate in un'unica unità pastorale
intitolata a S, Vittore, affidata al parroco
don Pierangelo Motta. Nato a Merate (Lc) il
12 maggio 1967, don Pierangelo è stato vice
parroco a Villa Cortese (1992-1995) e a
Lomagna (1995-2006). La sua attuale
residenza è presso la canonica di Capriano.
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SCUOLE
Tre
scuole materne, una per ogni frazione.
Quelle di Briosco e Capriano sono
parificate, quella di Fornaci è statale.
Due
scuole elementari, a Briosco e a Capriano,
entrambe statali.
Una
scuola media statale a Briosco, accorpata a
quella di Renate (Istituto Comprensivo
"Alfredo Sassi")
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BIBLIOTECA
Briosco,
Via Trieste, 14 tel. 0362-958614
Bibliotecario:
Antonio Viganò
Si
segnala, in particolare, per una ben fornita
sezione dedicata alla Brianza.
E-mail
bibliotecabriosco@sbb.seregno.com
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UFFICI
POSTALI
BRIOSCO
Via Trieste, 25 Tel. 0362-295171
CAPRIANO
Via Dante, 8 Tel. 0362-998013
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FESTE,
SAGRE E TRADIZIONI
FAL0'
DELLA GIBIANA: ultimo giovedì di gennaio a
Briosco
BRIOSCOFESTA:
giugno, lungo le vie e tra i cortili di
Briosco
SAGRA
DEL PESCE: fine giugno-inizio luglio presso
la scuola materna di Briosco
SAGRA
DEGLI UCCELLI: prima domenica di settembre a
Fornaci
CAPRIANO
IN PIAZZA: ultima domenica di settembre a
Capriano
Menu
RISTORANTI
Ristorante
La Rizulin Via delle Azalee, 15
0362-95014
Ristorante
Bel Sit Via
Rossini, 12 0362-95058
Trattoria
del Ponte Via
Peregallo, 1 0362-95004
Pizzeria
Il Bibò Via
Medici, 14
0362-95164
Pizzeria
Il Saraceno Via
Puccini, 9 0362-95057
Ristorante
LEAR Restaurant Lounge Bar Via Col del
Frejus, 3 (località Simonte) 0362-966920 www.ristorante-lear.com
Menu
STORIA
Non
vi sono notizie certe su Briosco prima del
Mille. Il borgo doveva essere sorto
certamente prima di questa epoca, forse per
iniziativa di un nucleo longobardo, e doveva
essersi formato per aggregazione di alcune
corti rurali attorno ad un centro
fortificato costruito a guardia della valle
del Lambro. Nel 1289 Goffredo da Bussero
conta a Briosco ben quattro chiese, dedicate
rispettivamente a San Vittore, Sant'mbrogio,
San Gregorio e San Maurizio. Briosco faceva
allora capo, e fu così ancora per molti
secoli, alla pieve di Agliate. Nel Medioevo
è testimoniato a Briosco anche un
insediamento femminile dell'ordine degli
Umiliati. Di antica origine è anche la
presenza di mulini nella località Peregallo,
sicuramente documentata dal 1402, ma
certamente più antica, dato che la
località figura fin dal 1237 tra le
proprietà del Monastero Maggiore di Milano.
Nei secoli successivi, il territorio di
Briosco, infeudato alla famiglia Crivelli,
conobbe un modesto sviluppo grazie alle attività agricole e all'insediamento di
alcune famiglie nobili, che qui costruirono
le loro residenze; tra queste si ricordano i
Porro Lodi, gli Andreotti, i Medici di
Marignano, gli Annoni, i Casanova e i
Trivulzio. Nel 1898, dopo secoli di
anonimato, Briosco salì agli onori della
cronaca nazionale per la solidarietà che i
giornali cattolici italiani manifestarono a
favore di numerose famiglie di contadini
brioschesi minacciati di sfratto da alcuni
proprietari terrieri.
Attorno
alla metà dell'Ottocento fu costruita presso il Lambro una
cartiera per iniziativa della ditta "Lebon e Compagni"; dopo vari cambi
di proprietà, la cartiera fu acquistata dalla famiglia Villa,
che la mantenne in attività fino al 1975. Altre attività
industriali e artigianali sorsero nei settori del legno, del tessile e
della meccanica. Nella frazione di Fornaci si era invece sviluppata una
fiorente produzione di laterizi, che si giovava in parte delle locali
cave di argilla; tale attività è oggi completamente
abbandonata.
I
BRIOSCO, LAPICIDI E SCULTORI
L’intenso approfondimento critico e
documentario da tempo in atto sull’arte rinascimentale
lombarda, insieme alle accurate ricerche archivistiche condotte
da Antonio Viganò (bibliotecario presso
la Biblioteca Civica
di Briosco) negli ultimi vent’anni, ha gettato nuova luce su
un gruppo di scultori e lapicidi, accomunati dal cognome “da
Briosco” o “Briosco”, attivi tra il XV e il XVI secolo,
tutti in qualche modo legati alla Fabbrica del Duomo di Milano.
Il primo ad essere documentato è ANTONIO, (1390c.-1457), operante alla Fabbrica del Duomo nei ruoli
di scultore, ingegnere, deputato, mercante di ferro e di vetro.
A lui sono riconducibili una statua della Maddalena del 1414
(ora al Museo del Duomo) e una S. Agnese di notevole qualità,
la cui attribuzione è però contestata da molti. E’
documentata anche la sua partecipazione a lavori per l’altare
ducale dell’abside (1421), a una statua di S. Nazaro e a un
tabernacolo in rame per l’altare di S. Ambrogio (1439). Come
appaltatore delle cave di marmo di Candoglia, Antonio Briosco
trascina per decenni una vertenza con
la Fabbrica
del Duomo, tanto lunga che alla data di morte (1457) egli
risultava ancora debitore verso
la Fabbrica
di una notevole somma.
MAFFINO,
di cui si hanno notizie tra il 1422 e il 1487, è capostipite di
una famiglia di lapicidi e scultori attivi nel cantiere del
Duomo per quattro generazioni, tutti
particolarmente presenti nelle vicende della
confraternita dei SS. Quattro Coronati. Dei suoi tre figli il più
famoso è BARTOLOMEO
(notizie di lui si hanno tra il 1464 e il 1503), scultore e
forse ingegnere, impegnato con Amadeo negli anni settanta
all’altare ducale di S. Giuseppe e successivamente incaricato
di presentare assieme a Cristoforo Solari un modello per la
porta verso Compedo (1503). Anche gli altri due figli, SIMONE
e PIETRO,
seguirono le orme paterne nell’arte scultorea; il primo operò
a Brescia, al duomo di Cremona e a Treviglio, mentre l’altro
fu attivo nel Duomo di Milano, in San Celso (1473) e al castello
di Abbiategrasso (1491). Un figlio di Pietro, GIAN
GIACOMO (notizie
tra il 1500 e il 1552), riceverà, insieme a dei soci,
l’appalto (1518) per una guglia e per altri lavori nel
cantiere del Camposanto, per l’apparato scultoreo della
Cappella Trivulzio in San Nazaro e (1523) per il portale del
Monte di Pietà.
BENEDETTO
BRIOSCO
(1460c.- 1521c.), figlio del mercante Ardigolo, è di gran lunga
l’esponente principale fra gli scultori di nome Briosco ed è
ormai da considerare, alla luce degli studi più recenti, un
autentico innovatore della scultura lombarda di fine
Quattrocento, su una linea che tendeva a superare la lezione
dell’Amadeo in direzione di un classicismo non privo di
apporti veneti e toscani.
Nel 1477 troviamo Benedetto impegnato con
un ruolo secondario nel monumento a Giovanni e Vitaliano
Borromeo, un tempo in San Francesco Grande, oggi all’Isola
Bella. Dal 1482 al 1485 è attivo presso
la Fabbrica
del Duomo, per la quale scolpisce, in qualità di “magister a
figuris”, una S. Apollonia (1483) andata persa.
Nel 1486, alla morte del cognato
Francesco Cazzaniga, ne rileva l’avviata bottega e con la
collaborazione dell’altro cognato Tommaso porta a termine i
monumenti a Giacomo Stefano Brivio in Sant’Eustorgio e a Pier
Francesco Visconti di Saliceto in Santa Maria del Carmine (ora
disperso tra musei americani e il Louvre), opere che risentono
molto dei dettami dell’Amadeo.
Del 1489 è il monumento al medico ducale
Ambrogio Grifo in San Pietro in Gessate che, per la collocazione
originaria al centro della cappella, invece che a ridosso di una
parete, e per l’assenza di tematiche o di simboli religiosi,
costituisce il primo atto di un’esplicita rottura contro la
tradizione funeraria, dovuta alla penetrazione di valori
umanistici nei circoli intellettuali milanesi e culminata in
seguito in opere paganeggianti, come quelle, per esempio, del
Bambaia. Nello stesso anno ottiene un’altra commessa
prestigiosa, il portale di Santa Maria delle Grazie, atto
preliminare del rinnovamento della chiesa domenicana voluta da
Ludovico il Moro.
Dopo una nuova perentesi al Duomo
(1490-1492), per il quale scolpisce la celebrata S. Agnese (oggi
prezzo pregiato del Museo del Duomo), nel 1493 Benedetto ha i
primi documentati contatti con
la Certosa
di Pavia, cosa che non gli impedisce, il 9 dicembre 1494, di
firmare il contratto per completare il monumento ad Ambrogio
Longhignana, che era stato commissionato al cognato Francesco
Cazzaniga fin dal 1485 (in origine in San Pietro in Gessate, ora
all’Isola Bella).
Attorno al 1490 inizia ad operare con la
qualifica di ingegnere ducale e nello stesso tempo cerca di
diversificare la propria attività, tanto che sempre più spesso
i documenti ce lo mostrano impegnato in funzione di commerciante
di marmi e perfino come gestore di cave. Dal 1495 lo vediamo
stabile alla Certosa, che gli affiderà gli incarichi per il
portale (1501) e per la facciata (1508), che lo pongono ai
vertici del cantiere pavese, dove rimane forse fino al 1519, sia
pure con le pause di Cremona (1506, arca dei SS. Pietro e
Marcellino) e di Saluzzo (1508, statua di Ludovico II nella
chiesa di San Giovanni).
Lo sappiamo nuovamente a Milano nel 1509,
per la fornitura di cinquanta colonne alla Certosa di Garegnano,
e per la supposta collaborazione al monumento a Gastone di Foix
col Bambaia. Se si accetta l’attribuzione a Benedetto,
condivisibile nell’assunto di fondo, recentemente proposta da
Vito Zani, dell’altare di Santa Caterina nel Duomo di Milano,
anche gli anni della maturità dello scultore potrebbero essere
illuminati da una nuova luce, tale da far riconsiderare in modo
meno superficiale la tradizione che lo vorrebbe maestro del
Bambaia.
Negli esiti migliori della produzione
milanese, il composto itinerario artistico di Benedetto Briosco
sfocia in un verismo già rinascimentale, memore della lezione
leonardesca o dei canoni spaziali del veneto Antonio Rizzo,
comunque personalissimo nel rendere l’evidenza della morte del
Grifo o la vibrante tensione della S. Agnese. In tale senso
appare sostenibile l’attribuzione a Benedetto, avanzata da
Anthony Roth, per la lastra di Beatrice Rusca († 1490) in
Sant’Angelo, un’altra dimostrazione, questa, della rinnovata
attenzione degli studiosi verso questo artista, il cui catalogo,
non a caso, si è andato arricchendo negli ultimi decenni.
Qualche cenno meritano anche un fratello di Benedetto, CRISTOFORO (notizie tra il 1482 e il 1513), di livello decisamente
inferiore, se non anonimo, sul piano artistico, e FRANCESCO (notizie tra il 1501 e il 1521), figlio e allievo di
Benedetto, che lo introdusse nel cantiere della Certosa di
Pavia, dove lavorò tra il 1501 e il 1513. Negli anni seguenti
tornò a Milano alle dipendenze della Fabbrica del Duomo ed
eseguì un S. Giovanni Battista, che viene identificato con il
n. 224 dell’elenco del Nebbia, all’esterno dell’abside.
Tra il 1517 e il 1520 lavorò a più riprese alla Trivulzia in
San Nazaro, dove scolpì i quattro sarcofaghi più antichi degli
otto che, nelle rispettive nicchie, attorniano la singolare
cappella.
Questa
scheda è ampiamente debitrice alla voce (“Briosco,
scultori”) che Antonio Viganò scrisse per il primo volume del
Dizionario
della Chiesa Ambrosiana, Milano, NED, 1987, pp. 507-509 e che
successivamente riprese e ampliò per il volume Il Duomo di
Milano. Dizionario storico, artistico e religioso,
Milano, NED, 2001 (2ª edizione), pp. 113-116. Ringrazio
l’autore per avermi consentito la pubblicazione sul mio sito
di questa sintesi delle sue competenti e appassionate ricerche.
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LA
FONDAZIONE PIETRO
ROSSINI
Ranger è
un’azienda di primo piano nel settore della lavorazione delle
materie plastiche, fondata nel 1969 da Alberto Rossini a Carate
Brianza (Mi) e attualmente guidata dallo stesso con la
collaborazione dei figli Matteo e Marco.
Sull’onda
della passione di Alberto Rossini per l’arte contemporanea, da
molti anni Ranger ha individuato nell’arte, e in particolare
nella scultura, uno strumento efficace alla comunicazione
interna ed esterna della propria identità aziendale, basata
sulla sperimentazione e sull’ innovazione tecnologica, dove
tuttavia è sempre presente il riconoscimento dell’importanza
delle risorse umane e del loro valore. L’azienda, vincitrice
nel 1998 del “Premio Guggenheim Impresa & Cultura”, ha
rappresentato e rappresenta anche oggi lo strumento ideale per
la realizzazione di collaborazioni e di sperimentazioni in campo
artistico.
La Fondazione Pietro
Rossini
è nata dalla volontà di Alberto e Luisa Rossini di perpetuare
la memoria del figlio Pietro, prematuramente scomparso nel 1989.
Alberto
Rossini è un industriale e collezionista d’arte lombardo che,
con impegno ed entusiasmo costanti, ha costituito insieme alla
famiglia una notevole raccolta di pittura e scultura
contemporanea, in buona parte fruibili anche al pubblico
nell’ampia area verde appositamente predisposta sulla collina
del Simonte, in Comune di Briosco (Mi).
La
costituzione della Fondazione, che oggi vanta un numero di opere
considerevole, è il
punto di arrivo di un lungo percorso che vede la famiglia
Rossini impegnata in ambito culturale e sul territorio da ormai
quattro decenni. Un impegno che si è espletato non solo
nella passione per l’arte contemporanea, ma che ha visto
Alberto e Luisa, e in seguito i figli Matteo e Marco, impegnarsi
per rendere l’ angolo di Brianza sede della Fondazione un
luogo di fascinazione e di arricchimento culturale, grazie anche
alla collaborazione di architetti di livello internazionale,
come il paesaggista americano James Wines, uno dei più noti
esponenti della “green architecture”.
La
panoramica degli artisti esposti negli spazi della Fondazione si
estende da pezzi storici di Martini, Rambelli, Andreotti, ad
artisti stranieri come César, Dietman, Arman, Oppenheim,
comprendendo anche alcuni esponenti dell’ultima generazione
come Stahler e Ievolella.
I rapporti tra l’Azienda e
la Fondazione
sono molto stretti e non si esplicano solo nella donazione di
opere che negli anni sono state realizzate in collaborazione con
gli artisti, ma anche e soprattutto nel mettere a disposizione
dell’arte la collaborazione tecnica, il know-how, la
tecnologia e gli impianti di produzione, diventando così per
la Fondazione
e per gli artisti ospitati un luogo di progettazione e di
esecuzione, un’autentica fucina dove si realizza una appagante
e quasi magica fusione tra arte e tecnologia. Valga per tutti la
felice collaborazione con il genio creativo di César
(1921-1998), che nel maggio 1998 realizzò presso l’azienda
dei Rossini a Carate alcune delle sue famose “Compressioni”,
che andarono poi a comporre quella che è stata chiamata “
La Suite Milanaise
”.
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VILLE
STORICHE E MODERNE
Per
quanto riguarda le ville storiche, si
segnalano, in particolare la villa Annoni
e la villa Trivulzio, a Capriano, e
la villa Medici Giulini a Briosco.
Quest'ultima è senza dubbio la villa
storica più importante del nostro
territorio. Costruita su una preesistente
casa-forte, la villa si presenta con un
edificio padronale a pianta quadrata,
preceduto da due corpi minori. I due lati
contigui, meridionale e orientale, sono
caratterizzati da una loggia centrale
colonnata, sormontata da una balconata
barocchetta. Verso la corte si aprono altri
due corpi minori simmetrici collegati da una
cancellata. Cingono la villa un giardino e
un parco visitabili su appuntamento; all'interno
della villa è conservata una preziosa
collezione di antichi strumenti a tastiera,
anch'essa visitabile su appuntamento.. Per
ulteriori informazioni su Villa Medici
Giulini, sulle attività che vi si svolgono
e sull'ospitalità, rimando al sito
www.villamedici-giulini.it
Di
grande interesse storico-architettonico è
anche la villa Annoni, a Capriano,
costruita molto probabilmente tra la fine
del Seicento e l'inizio del Settecento,
che purtroppo si trova da anni in stato di
completo abbandono. Inglobata nell'edificio
si trova anche una preziosa cappella
gentilizia della prima metà del Settecento.
Davanti alla villa, dove un tempo sorgeva il
giardino all'italiana di pertinenza della
villa stessa, che era preceduto da un
imponente cancello in ferro battuto, è
stata costruita in anni recenti una nuova
piazza.
Di
impianto neoclassico, sempre a Capriano, è
la villa Trivulzio, costruita con una
struttura a U aperta sulla strada pubblica e
da questa separata da una cancellata. Sul
lato opposto, si apre un ampio giardino la
cui sistemazione paesaggistica risale
probabilmente alla seconda metà dell'Ottocento.
La villa è attualmente la residenza del
conte Gerolamo Trivulzio Manzoni Caccia, che
vi abita con la moglie Bianca Maria.
Tra
le ville di recente costruzione merita un
cenno la villa di proprietà della
famiglia Rossini, nei pressi della
Cascina Simonte, costruita nel 1986 su
progetto dell'architetto Gianfranco
Frattini, che l'ha concepita all'insegna
di uno stretto rapporto col paesaggio
circostante. La villa si distingue anche per
una pregevole e rara raccolta di sculture
moderne (Cascella, César, Consagra, Dietman,
Mastroianni, Melotti, Negri, G. Pomodoro,
Stahler, Turcato e altri) disposte ad arte
nel parco privato. Sulla vasta area
ciscostante la villa è stato operato un
importante intervento di sistemazione
paesaggistica, che ha visto impegnati
architetti di fama internazionale, come l'americano
James Wines.
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IL
MULINO DI PEREGALLO
Fin
dal Medievo, il tratto brioschese del fiume
Lambro era stato interessato dalla presenza
di alcuni mulini; la prima documentazione
grafica del fiume, la carta disegnata nel
1615 dall'ingegnere milanese Pietro Antonio
Barca, rappresenta ben sette mulini nel
territorio brioschese.
In uno di essi, come risulta da un
documento del 1403, si era insediata una
fucina per la lavorazione dei metalli, che
nello stesso documento viene descritta
accuratamente; essa rappresenta la più
antica descrizione giunta fino a noi di una
delle fucine del Lambro, un tempo famose per
la qualità della loro produzione.
La carta
del Brenna del 1840 segnala ancora
presenti a Briosco quattro mulini, ma
erano già allora quasi tutti abbandonati,
ad eccezione dei mulini di Peregallo,
località nella quale, attorno alla metà
dell'Ottocento (Catasto Lombardo-Veneto
1855), risultavano attivi cinque mulini da
grano e due torchi da olio.
Quello
che oggi viene chiamato "mulino di
Peregallo" (Briosco, Via dei Mulini, 4)
è l'unico superstite di un autentico
complesso molitorio al quale da secoli
affluivano clienti non solo da Briosco e
frazioni, ma anche da numerosi paesi ad est
e a ovest del fiume. Il primo documento in
cui si parla di un mulino nella località
brioschese di Peregallo è del 1237,
figurandovi un "molendinum de
Peragallo" tra le proprietà del
Monastero di S. Maurizio detto il Maggiore.
Tra
i pochissimi impianti molitori rimasti in
funzione lungo l'intero corso del
Lambro, il mulino di Peregallo,
inserito in un edificio rurale di antica
costruzione, appartiene da qualche decennio
alla famiglia Ronchi. Recentemente le due
ruote idrauliche sono state restaurate a
cura della Cooperativa Aretè, che ha la
propria sede nei locali soprastanti il
mulino.
Per le visite di scolaresche e di
gruppi organizzati occorre telefonare
preventivamente alla Cooperativa Aretè.
(0362-958275) o al sig. Paolo Ronchi
(0362-95502).
Due
consigli bibliografici per chi volesse
saperne di più:
Domenico
Flavio Ronzoni, "Il mulino di Peregallo
a Briosco. Una ruota che macina da mille
anni", I
Quaderni della Brianza, n. 90, 1993, pp.
106-122.
I mulini del Lambro. Testimonianze e immagini per un recupero,
Museo Etnologico Monza e Brianza, Monza,
2005.
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Fornaci è il nome
di una frazione di Briosco, posta al confine col comune di Inverigo,
che a sua volta ha nella zona una piccola frazione di nome Fornacette.
Entrambe le località devono il loro nome alla presenza di
impianti di estrazione e lavorazione dell’argilla, un tempo
abbondante in quest’area a cavallo del fiume Lambro.
La storia
dell’abitato di Fornaci, in realtà, è piuttosto
recente, tanto che nella mappa catastale del 1721 i terreni su cui
sorge ora la località erano quasi completamente disabitati, ad
eccezione di una cascina detta “Pignone”, di una fornace
del conte Melchiorre Riva Andreotti e del mulino con cascina della
Daneda.
L’estrazione e la
lavorazione dell’argilla nell’area compresa tra Briosco,
Capriano e Inverigo erano già presenti in epoca romana, stando
ai numerosi manufatti in cotto rinvenuti sul territorio brioschese. Le
prime testimonianze documentali, tuttavia, risalgono alla fine del XIV
secolo (una carta del 1397 parla per la prima volta di “una
fornace con i suoi diritti e le sue pertinenze”), ma si fanno
più numerose e più sicure in seguito alla redazione del
catasto di inizio Settecento, dal quale si deduce l’esistenza di
almeno cinque fornaci.
Con l’Ottocento, lo
sviluppo industriale delle fornaci determinò anche la
costruzione delle prime case per gli operai, che prima venivano tutti
da fuori, considerando anche che quella dei laterizi era una
lavorazione stagionale. Nuove e più moderne tecniche di
lavorazione vennero importate nel villaggio dalla famiglia Consonni,
originaria della Svizzera, portando a livelli molto elevati la
produzione e la fama delle fabbriche brioschesi.
Nel 1867 il villaggio dei mattoni diventò ufficialmente frazione del Comune di Briosco e allo
sviluppo delle fabbriche
si accompagnò una consistente espansione demografica. Negli
ultimi anni dell’Ottocento venne costruita una diramazione della
linea ferroviaria Monza-Lecco, con un binario che da Veduggio giungeva
fino nei pressi di Fornaci, allo scopo di agevolare il trasporto sia
degli operai sia dei mattoni e delle tegole che qui si producevano in
quantità sempre maggiori.
Nel 1908 il cardinal
Ferrari benedisse e aprì al culto la prima chiesa della
frazione, che nel 1939 il cardinal Schuster consacrò dedicandola
ai Tre Fanciulli della Fornace di Babilonia.
Ma l’epoca
d’oro delle fornaci brioschesi stava ormai tramontando. Dopo la
seconda guerra mondiale, alcuni impianti riaprirono, ma il venir meno
della materia prima locale e l’affermarsi di aziende più
moderne e competitive portarono alla chiusura di quasi tutte le
fabbriche. Solo una, acquisita dalla società RDB, con sede a
Piacenza, riuscì a resistere fino alla fine degli anni ottanta,
ammodernando gli impianti e diversificando la produzione. Poi la lunga
storia della produzione di laterizi a Briosco ebbe termine
definitivamente.
In realtà,
qualcosa sopravvive ancora ai nostri giorni, ed è la piccola
Fornace Artistica di Corrado Riva (www.fornaceartistica.it), che ha
ereditato la passione per il cotto del nonno Carlo, il quale aveva a
sua volta rilevato la fornace artistica che nel 1922 avevano impiantato
due artisti del cotto quali Augusto Rebattini e Guido Persico.
Corrado continua oggi con
coraggio questa antica tradizione, producendo anche piastrelle in cotto
lombardo che gli sono state più volte richieste in occasione di
restauri importanti, come quelli alla Villa Reale di Monza, al Palazzo
Corsini a Firenze, all'abbazia di Morimondo, alla Basilica diAgliate e
al Palazzo Barberini a Roma.
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PER
SAPERNE DI PIU'
Sulla
storia di Briosco lo strumento più completo
è il mio volume del 1985 Alla ricerca
delle radici perdute. Per una storia di
Briosco, Capriano e Fornaci, per il
quale rimando alla mia bibliografia in
questo sito. Il volume è purtroppo esaurito
ed anche il Comune di Briosco, che ne fu
l'editore, ne è rimasto sprovvisto; lo si può trovare ormai solo presso le
biblioteche pubbliche.
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BIBLIOGRAFIA
SU BRIOSCO
Gualberto
Vigotti, Appunti storici su Briosco Brianza, Carate Brianza, 1952.
Nerina,
un'antologia,
Firenze, 1965 [L'autrice è donna Nerina
Medici di Marignano Gigliucci, moglie del
Gen. Gian Angelo Medici di Marignano, a
Briosco detto con rispetto "ul generàl"]
Domenico
Flavio Ronzoni, Alla
ricerca delle radici perdute. Per una storia
di Briosco, Capriano e Fornaci,
Briosco, Comune di Briosco,1985, pp.
325.
Antonio
Viganò, "Briosco, scultori" (alla
voce), in Dizionario della Chiesa Ambrosiana,
Milano, NED, 1987, pp. 507-509.
Gualberto
Vigotti, Appunti storici su Briosco Brianza (Seconda edizione riveduta ed ampliata a cura
di don Eustorgio Mattavelli, con un'appendice documentaria a cura di
Antonio Viganò), Cabiate 1988.
Domenico
Flavio Ronzoni, "Il mulino di Peregallo
a Briosco. Una ruota che macina da mille
anni", I
Quaderni della Brianza, n. 90, 1993, pp.
106-122.
Antonio
Viganò, All'asilo si sta bene...
1897-1997: cent'anni d'asilo, a Briosco,
Briosco, 1998.
Domenico
Flavio Ronzoni, I
fatti del
1898 a
Briosco. Lo scontro tra cattolici e liberali
in un paese della Brianza contadina,
Missaglia, Bellavite Editore, 1999.
Domenico
Flavio Ronzoni (a cura di), Briosco
1952-2002. La comunità parrocchiale si
racconta, Briosco, 2003 (testi di D. F.
Ronzoni, D. Corzuol, C. Isimbaldi, Gualberto
Viganò, don Gino Villa).
Antonio
Viganò, Cento candeline per l'Asilo.
Storia di una vecchia e vispa istituzione, a
Capriano, Capriano, 2004.
Daniela
Corzuol, Tra
fede e amicizia: l'oratorio San Luigi di
Briosco 1904-2004,
Briosco
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